The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel – Su PC, e per bene!

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Bentornati nel continente di Zemuria, e benvenuti a Trista, sede dell’Accademia Militare Thors, istituto d’elite dell’impero di Erebonia. Troppi nomi? Beh, la saga di The Legend of Heroes va avanti ormai da diversi anni, ed in particolare Trails of Cold Steel si presenta come il primo di una trilogia che è… la terza della serie. Ma non preoccupatevi troppo: come tutti i “Chapter 1”, Trails of Cold Steel è un buon punto di inizio per i neofiti: ognuna di queste mini-serie si concentra particolarmente in uno dei diversi stati presenti nel continente, ed è quindi la prima volta che si può visitare davvero Erebonia.

Benvenuti dunque in un continente ispirato all’Europa della rivoluzione industriale, ma che ha vissuto uno sviluppo tecnologico ancor più rapido, con tutte le conseguenze del caso: in particolare l’Impero di Erebonia cova al suo interno un conflitto di classi, con l’aristocrazia tradizionalista ed elitaria in contrapposizione al popolo, guidato da una borghesia crescente in ricchezza e capacità.

 

Screenshot tratto da The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel

So’ sssempre i ggiovini che devono lavorare, e aggratis!

Ma torniamo a noi. Ad oltre 200 anni dalla fondazione, l’Accademia Militare Thors sperimenta per la prima volta una classe di studenti mista: la “Class VII” unisce alta e bassa nobiltà e i figli del popolo, laddove le classi da I a V (la VI misteriosamente non esiste…) sono ordinate in base al rango sociale. Ed è una rivoluzione anche il programma di studi seguito dalla nuova classe, che prevede delle “gite di istruzione” addizionali, sparse per tutto il territorio dell’Impero e che vanno a coprire i compiti più svariati: ogni esperienza è utile per crescere, e la scusa non è affatto peggiore di altre per permettere al giocatore di conoscere ed imparare usi e costumi in simbiosi con Rean e compagni, intelligentemente creati in modo da avere ampie possibilità di sviluppo durante il gioco, o meglio, durante l’intera trilogia.

Una volta fatte le dovute premesse, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel si presenta come un JRPG dalle meccaniche piuttosto tradizionali ma sempre efficaci: esplorazione libera ma limitata (c’è solo una mappa simil open-world), missioni principali e secondarie, sistema di combattimento a turni, incontri NON casuali – grazie al cielo! – e tanti, tantissimi dialoghi. Trails of Cold Steel è fatto così, e se volete badare solo al sodo perderete gran parte delle qualità migliori del gioco; solo cercando di leggere quanto più possibile si possono apprezzare le innumerevoli storie che OGNI NPC vive in parallelo ai protagonisti. La dinamicità dei testi fa da contraltare alla staticità dei modelli dei personaggi, che di giorno in giorno – il gioco è suddiviso in date – rimangono fermi nei loro luoghi, o al massimo fanno qualche passo; di certo non ci sono NPC con un ciclo di vita, ma è anche normale visto che il giocatore ha tutto il tempo di decidere quello che vuole fare: il giorno finisce solo finendo l’ultima attività obbligatoria, e fino a quel momento si è liberi di girare, parlare ed esplorare senza alcun limite. Per la verità negli “eventi sociali”, utili a migliorare i rapporti con i compagni, le scelte sono obbligatorie: durante il primo playthrough non è possibile esplorarli tutti, e questo è un limite vista la lunghezza del gioco: una seconda partita su un titolo facilmente da 80 ore non sono per tutti i palati, specialmente considerando che gli eventi principali saranno identici alla prima volata.

Il protagonista che serviva

In questo primo capitolo Rean non è sicuramente un main character dall’identità forte. È il classico bravo ragazzo da JRPG, disponibile sempre per gli altri, che si preoccupa e sempre intento a migliorarsi. È però il protagonista che serviva, perché Trails of Cold Steel sposta decisamente la storia su un livello più globale. Rean diventa quindi il personaggio ideale per tramite il quale divenire partecipi agli eventi, che nella parte finale del titolo subiscono un’impennata di peso e drammaticità, fornendo il perfetto assist al secondo capitolo – lo vogliamo presto su PC, sbrigatevi! – che ha così modo di partire subito con una drammaticità di toni, situazioni e ambienti ben diversa rispetto a questo primo capitolo. A risollevare gli animi ci sono però i compagni di studi di Rean, nonché Sara, l’insegnate di classe, e diversi NPC fondamentali ai fini della storia; ognuno di questi è caratterizzato in moto nitido, e sebbene si caschi qua e là nei soliti cliché a cui il Giappone ci ha abituato, la cura posta nel loro sviluppo è tale da renderli tutti comunque plausibili – ed è anche per questo motivo che Cold Steel va letto, oh!
Rean ha comunque il suo alone di mistero, grazie ad un passato di cui è difficile parlare e che lo porta ad agire con questo suo fare di auto-miglioramento e disponibilità.

Screenshot tratto da The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel

Classe VII al completo! O quasi….

La rivoluzione industriale in atto

Il gameplay di Cold Steel è tradizionale, ma il sistema di combattimento è davvero migliorato rispetto a quanto visto nella trilogia di Trails in the Sky – considero questi visto che in Europa sono gli ultimi arrivati. Nuove possibilità come il link fra i personaggi (vai di combo!) permettono di avere un’ulteriore lettura strategica, e il livello di utilità e usabilità degli elementi e dei buff e debuff è incredibilmente alto; anche il sistema A.R.C.U.S., che rinnova la possibilità dei personaggi di equipaggiare i cosiddetti “Quarzi”, è in qualche modo semplificato, sebbene il gran numero di personaggi che possono fare parte del party provochi un indesiderato effetto di micro-gestione per equipaggiare di volta in volta chi accompagnerà Rean nei vari archi narrativi; esiste un sistema di master quartz, livelli ed altro, che non approfondisco qui perché sarebbe inutilmente lungo da scrivere, basti sapere che offrono un nuovo livello di personalizzazione offrendo abilità attive o passive esclusive, ed è possibile equipaggiarli a scelta su ciascun personaggio.
Per la verità il gioco è piuttosto sbilanciato grazie alla possibilità di avere vantaggi o svantaggi a seconda di come si viene a contatto con i mostri nella mappa di gioco: i 3 turni (massimi, non sempre per fortuna!) “liberi” che si possono ottenere pro o contro sono davvero tanti, e nel secondo caso possono portare ad un bel game-over repentino. Per fortuna c’è il salvataggio libero! Nel combattimento vero e proprio, Cold Steel è generalmente un titolo più semplice rispetto alla trilogia di Trails in the Sky, per lo meno fino al capitolo finale dove qualche boss offre un innalzamento del livello di sfida non indifferente: sono comunque presenti quattro livelli di difficoltà cambiabili a piacimento.

Passando ad un discorso più stilistico, non si può negare che Trails of Cold Steel sia artisticamente molto valido. Forte del solito tratto manga che contraddistingue i titoli Nihon Falcom, questo capitolo offre diversi personaggi e diverse aree dal design ispirato, ed è solo il livello tecnico del gioco che ne limita in qualche modo la resa. Il porting PC è eccellente e offre la migliore grafica possibile per il gioco, ma il motore attorno al quale è stato creato Cold Steel è qualcosa che a livello console si pone a metà fra un titolo PlayStation 2 e PlayStation 3. Non sto scherzando: risoluzione a parte, non fatico troppo a vedermi Cold Steel sul vecchio monolite nero.
Tornando al porting, la versione PC è stata curata da “Durante”, che alcuni ricorderanno per aver reso giocabile l’edizione PC di Dark Souls. Peter Thoman – questo è il suo vero nome – ha svolto davvero un ottimo lavoro, aggiungendo risoluzioni varie, aspect ratio ultrawide, supporto a vari pad e alla combo mouse/tastiera, nuovi effetti di post processing, filtri grafici, autosave e soprattutto la possibilità di accelerare il gioco sia in combattimento che fuori fino a 6 volte – e fidatevi, in certe mappe VALE ORO; il tutto convertendo l’intero motore di gioco in DX11; ne risulta un gioco dai requisiti minimi molto bassi, e perfettamente giocabile al massimo del dettaglio – nuovi filtri inclusi – con una scheda video di fascia media; permane qualche problemino nei video del gioco legato ai codec, ma questi problemi sembrano limitati a giocatori con il PC non particolarmente in ordine; il gioco è anche ben seguito a livello di patch, dallo stesso Durante.
Oltre al lato puramente grafico, in questa versione XSEED ha portato anche un aumento delle linee di testo doppiate, il 50% in più: si passa infatti da 10.000 a 15.000 circa. Questo limita uno dei problemi segnalati nella versione PlayStation 3 del gioco, ovvero dialoghi fra personaggi dove uno era doppiato e l’altro no, benché questo vizio non si elimini del tutto; le voci stesse soffrono di qualche alto e basso, sia nella qualità, sia nella recitazione, ma complessivamente risultano sufficienti. L’edizione PC del gioco offre solamente il doppiaggio in lingua inglese, proprio come la versione console: XSEED non ha i diritti per poter distribuire l’audio originale, visto che lo sviluppatore Nihon Falcon ha risposto negativamente alla richiesta. Sono presenti ovviamente tutte le musiche, benché questa volta siano un gradino sotto rispetto alla produzione media Nihon Falcom: pur lasciandosi ascoltare in sottofondo, solamente 2-3 brani hanno la personalità per essere ricordati una volta terminato l’anno scolastico.

Cover The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel - edizione PlayStation 3

Versione testata: PC


Piattaforma di test: Intel i7 4770k, 16GB Ram, AMD RX 480, Windows 10 x64 Creators Update

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Digital Delivery

 

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel è questo: un JRPG mastodontico che è semplicemente una lunghissima introduzione ad una storia che va necessariamente proseguita giocando il secondo ed il terzo capitolo. Funziona bene, ma il ritmo DAVVERO lento può far innamorare certi giocatori come allontanarne altri: se siete alla ricerca di un gioco dalle emozioni forti e facili, questo non è il gioco che fa per voi. Se vi piace legarvi a 360 gradi a personaggi e storie complesse, allora troverete pane per i vostri occhi, perché da leggere ce n’è tanto, sempre che siate disposti a proseguire l’avventura nei prossimi capitoli. Il gameplay fa un balzo in avanti notevole, ma graficamente siamo ancora indietro di un decennio. In ogni caso, l’edizione PC è la migliore disponibile per questa enciclopedia targata Nihon Falcom.

Pro

  • Cast dei personaggi (nel complesso).
  • Le varie sotto-storie.
  • Combat System più efficace.
  • Porting fatto come si deve!

Contro

  • Davvero non per tutti.
  • Quasi troppo facile, poi picchi di difficoltà.
  • Musica e voci solo sufficienti
  • Parte tecnica originale da PS2
7

Non male

Grafica - 5
Combat System - 8
Personaggi - 8
Storia - 7
Ritmo - 4
Potenzialità dei sequel - 8

Onnivoro di tecnologia, spera ancora che la passione porti risultati - con risultati ancora troppo altalenanti!

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